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Mano stretta

manoEh si,
sono in un grande Pronto soccorso delle grandi metropoli del terzo millennio. Nessun problema per me, sono in pace. E' solo un piccolo taglio del mondo del materiale.
Ma eccomi proiettato nel mondo della vera sofferenza: quella tangibile, quella che ha il suo odore ben preciso. Ti colpisce nell'anima dello "stiamo tutti insieme e teniamoci la mano".
Quel dolore dettato dalle smorfie di dolore e dalla vita che può sfuggire.
Quell'attimo che ti può ridare o toglierti tutto, dove il dolore fisico si mischia con la paura della vita che può finire. Ma si può non esser pronti, nessuno è mai pronto se ama la vita in Terra. Questa è la vera anticamera della vita e della morte e della vera Misericordia, ringrazio Gesù per avermi fatto vedere questo posto in questo momento della vita. Ringrazio Gesù per avermi fatto sedere in queste ore infinite in una sedia, dalla quale se alzo la testa vedo un cartello che indica il reparto maternità e in un attimo ti riporta a pensare alla vita. Alla scintilla della creazione dell'infinito amore.
Vedo medici e infermieri che si danno da fare: loro sono lì per dare aiuto, ma vedo l'assenza di un ruolo che va inventato al Pronto Soccorso. Perché non esiste? Un essere umano che è pronto a soccorrere, ma non con le medicine e le macchine del saggio dottore.
Manca un essere umano dolce, un vero missionario del donare amore. Deve solo dare la mano a chi soffre, sorridere con l'anima donando l'energia della speranza e del "non ti lascio solo".
Qui c'è tanta gente sola grave: molti sono anziani. Con un foglio con la scritta "codice rosso" che non è il titolo di un film, parcheggiati su letti con ruote che sembrano macchine pronte a partire per lassù o verso la terra, ti guardano con occhi che sembrano dire: "Non mi lasciate soli proprio adesso". E sembra che ti sussurrino: "Quando sono nato, ero con la mia mamma. C'era il mio papà".
Sembra la passione di Gesù.
Qui è il posto dove si materializza la misericordia, la speranza, la forza dell'amore.
Chi è fortunato ha al proprio fianco il suo angelo custode che ha il volto della figlia, della mamma, del papà, della zia. L'amico di tutta la vita a fianco del malato grave, perchè qui la gente si dimentica di quello che ha condiviso nei giorni della vita "normale", di quando stiamo tutti bene. 
Loro si guardano e si sorridono se non stanno troppo male, oppure si tengono solo la mano che vale più di mille medicine.
Quella medicina che è "amore del non siamo soli" quando si soffre.
I bambini stonano completamente in questo contesto: non riesci ad abituarti al binomio bambino-ospedale, alla parola urgenza. E' difficile accettarlo, ma qui la morte non guarda in faccia nessuno. Siamo in terra e va accettato, purtroppo.
Mi spiace scrivere stasera questa mia condivisione sull'avamposto della vita e della morte, ma lo sto vivendo ora: proprio adesso, alle 20:46, in questo preciso momento mentre lo sto pubblicando.

Notte d'oro a tutti

Roberto
R:15

Roberto R15 +++
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